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“Strangozzi, strengozzi, strongozzi”, scegliete voi il nome da dargli. L’essenza è unica:la bontà.

“Strangozzi, strengozzi, strongozzi”, scegliete voi il nome da dargli. L’essenza è unica:la bontà.

 

strangozzicon-210x150pici-470x314Prodotto “povero” che, secondo la scheda di prodotto agroalimentare tradizionale, va realizzato a mano stendendo una sfoglia, spessa circa 2 mm, di pasta di farina di grano tenero, acqua ed eventualmente sale. La sfoglia è poi tagliata a strisce di circa 3/4 mm di larghezza e la lunghezza di circa 30 cm. La forma è molto simile a quella delle stringhe in cuoio da scarpe, dal cui nome si pensa derivi quello degli stringozzi. Esiste anche una leggenda secondo la quale le stringhe venivano usate, al tempo dello stato Stato Pontificio, dagli anticlericali per strangolare i prelati da qui la confusione con il prodotto chiamato strozzapreti; quest’ultimo è del tutto diverso essendo lungo circa 8 cm a forma di S, ottenuto dall’estrusione di un impasto all’uovo.Gli strangozzi o stringozzi sono parenti strettissimi delle ciriole nel ternano.Gli strangozzii sono un gustoso primo piatto (che può diventare unico) versatile in base alle stagioni per la scelta del sugo: con funghi, tartufo o carne.

I minchiareddi

I minchiareddi

pasta fagiolini patate pesto La Puglia è soprannominata “il granaio d’Italia” per la sua storica coltivazione del grano e per la gastronomia salentina. Da qui deriva il culto di preparare la pasta fatta in casa in numerosi formati, in particolare orecchiette e minchiareddi (tipica pasta salentina).

Gli ingredienti fondamentali per fare in casa le orecchiette e i minchiaretti (maccheroncini) sono la farina di grano duro e l’acqua. Visto che si tratta di ricette che si tramandano di generazione in generazione, le massaie di una volta non utilizzavano la bilancia per dosare gli ingredienti, ma si regolavano con misure convenzionali, ossia un pugno di farina per ogni persona a cui veniva servita in tavola la pasta, mentre l’acqua veniva aggiunta all’impasto fino a quando lo stesso non si presentava liscio e sodo.

Per la realizzazione dei minchiareddi il procedimento è lo stesso delle orecchiette con la variante che i “tocchetti” vanno lavorati con il ferro adatto chiamato Caturu. Si prenda il “tocchetto” e si appiattisca  contro il ferro.Poi lo si  arrotoli sfregando il ferro contro la spianatoia. Si otterranno così i vostri minchiareddi.

Pasta al tonno, meglio gli spaghetti

Pasta al tonno, meglio gli spaghetti

 

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La pasta al tonno è un classico della cucina  “veloce”, uno dei primi piatti che si imparano a cucinare e quindi anche uno di quelli che gli appassionati smettono di cucinare, per passare a piatti più elaborati. La pasta al tonno tuttavia non è così semplice da preparare, se si vogliono ottenere i risultati migliori, e non è nemmeno un piatto da denigrare in quanto può essere preparato con mille ingredienti e quindi reso molto interessante e gustoso. Nella pasta al tonno, e noi preferiamo gli spaghetti,anche le cipolle sono importantissime per rendere il sugo appetitoso: vanno cotte insieme al tonno per qualche minuto, in questo modo si insaporiranno a vicenda producendo un sapore dolce molto accattivante. Il pomodoro si può aggiungere o meno a seconda dei gusti: andremo ad utilizzare poco olio per rispettare i vincoli della cucina Sì, dunque se non utilizziamo pomodoro dobbiamo fare attenzione a non far asciugare troppo il sugo altrimenti risulterà troppo asciutto. Da non aggiungere secondo noi il formaggio, in particolare il parmigiano, ma è una nostra scelta e, come dicevano gli antichi romani, ”  de gustibus non est disputandum “

I testaroli antico primo piatto originario della Lunigiana

I testaroli antico primo piatto originario della Lunigiana

7233877196_3c2baca15cI testaroli sono un piatto quasi scomparso, dalle origini antichissime: sembra che siano addirittura la più antica “pasta asciutta” di cui vi è notizia. Questo delizioso piatto è tipico della “lunigiana” e se ne contendono il primato Pontremoli e Bagnasco. Dal Testarolo si ottengono anche i “pagnacci”, che poi altro non sono che i testaroli avanzati, tagliati in losanghe, buttati in acqua bollente, spenta e subito ripescati per condirli. Sono fatti con acqua, farina e sale (anticamente farro) e si preparano mescolando gli ingredienti in una pastella fluida cotta a legna per alcuni minuti a formare una specie di crespella di alcuni millimetri di spessore. La cottura avviene in particolari contenitori chiamati testii, anch’essi di origine antica, un tempo in terracotta, oggi in ghisa

Per fare il testarolo quindi, ribadiamo, ci vorrebbe il testo, e naturalmente la ricetta antica prevede il camino…se avete il camino e passate per la lunigiana vale senza dubbio la pena di acquistare gli originali testi in terracotta o in ghisa, ma se volete provare a casa vi potete attrezzare anche con un testo liscio e uno spandifiamma, oppure alla fine con una padella anti aderente dal fondo molto spesso..

Le Mezze Maniche una storia diversificata ma ottime in ogni stagione…

Le Mezze Maniche una storia diversificata ma ottime in ogni stagione…

Mezze maniche al salaminoA1_RI_ID33360  Le Mezze Maniche, una storia diversificata, ma quelle ” Rigate “, ad esempio sono originarie dell’Italia centro-settentrionale. Sono  conosciute anche, specie in Emilia Romagna, come “maniche di frate”: le Mezze Maniche legano il loro nome agli abiti che si portano nella stagione calda. Le Mezze Maniche Rigate sono più corte dei simili Rigatoni, ma altrettanto abili e valide nel trattenere i condimenti più diversi, da quelli tosti e corposi  come i ragù a quelli più lisci e cremosi,come nel caso delle Mezze Maniche alla Norcina. Grazie alla loro forma cilindrica e alla rigatura esterna, il sugo può essere gustato in tutte le sue diverse sfumature, assaporandone ogni singolo ingrediente. Secondo alcuni per la loro robustezza le Mezze Maniche sono ideali anche per piatti saltati in padella.

 

Cicatielli con il pulieio

Cicatielli con il pulieio

 

cicatielli-pulieio1I cicatielli con il pulieio (o puleo, puleio, puleggio) sono un primo piatto tipico della tradizione irpina, realizzato con un’erba spontanea molto profumata, simile alla menta: il puleio appunto. Se avete un giardino, potrete di certo trovare anche voi questa erba selvatica qua e là. La riconoscerete dalle foglioline piccole e ruvide, ma soprattutto profumatissime! Una volta pulito e lavato, vi basterà soffriggerlo nell’olio e aggiungere il pomodoro. In alternativa, potete anche preparare i cicatielli con il pulieio in bianco

Ravioli al Bagòss con burro alle erbette

Ravioli al Bagòss con burro alle erbette

 

Passare al cutter il risotto alla parmigiana, unirvi la ricotta, il mascarpone e continuare a lavorare con il cutter. Aggiungere il Bagòss, se necessario del sale e poco pepe bianco.

Tirare la pasta molto sottile, farcirla con il ripieno e formare i ravioli. Cuocerli in abbondante acqua salata, scolarli, distribuirli nei piatti, cospargere con Bagòss e condire con burro alle erbette spumeggiante. Servire subito e ben caldo.

Ingredienti

  • 120 g formaggio Bagòss
  • 80 g ricotta di vacca
  • 40 g mascarpone
  • 100 g risotto alla parmigiana
  • 200 g pasta all’uovo classica
  • 100 g burro
  • 30 g erbette aromatiche

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Cjarsons,dalla Carnia con furore !!!

Cjarsons,dalla Carnia con furore !!!

I cjarsons,31220084995271_Cjalsons-dolcipiatto tipico friulano, detti anche cjalsons. La provenienza è della zona alpina della Carnia, ma sono diffusi in tutta la regione e si possono preparare a casa I cjarsons sono come dei ravioli, la cui farcitura si compone di sapori contrastanti tra il dolce e il salato

. Il ripieno è realizzato in diverse varianti a seconda della ricetta locale e può contenere uva passa, cioccolato fondente o cacao, cannella, spinaci, erba cipollina, ricotta, marmellata, rhum, grappa, prezzemolo, biscotti secchi, uova, latte. Come i ravioli, vengono cucinati in acqua salata e, scolati, si condiscono con burro fuso e ricotta affumicata (scuete fumade). In alternativa al burro, può essere utilizzato l’ont (burro schiumato da cui è stata eliminata l’acqua e raddensato per facilitarne la conservazione nei mesi estivi), che in tempi passati veniva largamente utilizzato nella cucina carnica nell’impossibilità di conservare il burro per lunghi tempi. I cjarsons sono fra i piatti più poveri della cucina carnica tradizionale

Gnocchi al formaggio, o meglio SPATZLE

Gnocchi al formaggio, o meglio SPATZLE

 

gnocchi-di-formaggio1-586x439Provenienti dalla tradizione tirolese, gli gnocchi di formaggio sono assolutamente imperdibili. In verità non si tratta dei soliti gnocchi ai quali siamo abituati, forse sarebbe più corretto chiamarli spatzle. Resta il fatto che nella sostanza rimangano un piatto appagante adatto per un pranzo gustoso. Non fare il bis diventa praticamente impossibile.Valida alternativa ai classici gnocchi di patate, questi risultano altrettanto golosi, ma sono contraddistinti da un impasto molto più morbido che rende necessario l’impiego di una grattugia apposita per otterli facendoli cadere direttamente nell’acqua di cottura.

Setacciare la farina in una ciotola ed unire le uova, il sale, il parmigiano e tanto latte quanto basta per ottenere un composto morbido. Passarlo nell’apposita grattugia e lessare gli gnocchetti ottenuti in abbondante acqua bollente salata. Una volta pronti scolarli in una padella nella quale avrete fatto sciogliere la fontina con il burro, il parmigiano e poco latte, insieme ad un pizzico di pepe. Mescolare bene e servire ben caldi.

” Qual è il piatto più amato dagli italiani? Quello a cui nessuno rinuncerebbe mai? Esatto…la pasta! ” di Paolo Alciati

” Qual è il piatto più amato dagli italiani? Quello a cui nessuno rinuncerebbe mai? Esatto…la pasta! ” di Paolo Alciati

 

 

crabmeat-pastaQual è il piatto più amato dagli italiani? Quello a cui nessuno rinuncerebbe mai? Esatto…la pasta! Questa semplice miscela di acqua, farina e sale, con aggiunta o meno di uova, è un pilastro della dieta mediterranea, ricca di carboidrati, benzina per il motore del nostro corpo, inoltre è economica, ci sazia e ci regala buon umore. La pasta fa parte della cultura italiana, non solo gastronomica, famosa è la frase di Cavour, nell’imminenza dell’annessione di Napoli al Regno d’Italia “I maccheroni sono cotti e noi li mangeremo” ma è stata celebrata anche nella pittura, nella musica e, ovviamente, nella letteratura, da Casanova ad Antonio Viviani, da Leopardi a Filippo Tommaso Marinetti.

Onnipresente nei film italiani e non solo, indimenticabile la scena del film del 1954 “Miseria e nobiltà” con un superlativo Totò che danza sulla tavola con le mani e le tasche piene di spaghetti, o ancora, sempre dello stesso anno, nel film di Steno ”Un americano a Roma” con l’ormai storica frase di Alberto Sordi di fronte al piatto fumante: “…Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo…io me te magno!” e “Maccheroni” è anche il titolo di un film del 1957 con Jack Lemmon e Marcello Mastroianni, viene celebrata perfino come suggello dell’innamoramento dei due teneri protagonisti del cartone animato di Disney “Lilli e il Vagabondo”.

E a Collecchio (Parma), presso la Corte di Giarola, punto di passaggio della Via Francigena, la pasta ha trovato la sua sacrosanta celebrazione nel Museo a lei dedicato, inaugurato nel maggio di quest’anno, al primo piano di un edificio che divide, guarda tu il caso, con il Museo del Pomodoro, il più amato complemento al piatto nazionale italiano, nell’ambito del circuito dei Musei del Cibo, di cui fanno anche parte il Museo del Parmigiano Reggiano a Soragna, del Salame a Felino, del Prosciutto di Parma a Langhirano e, ultimo nato, quello del Vino a Sala Baganza. Quando è stata inventata la pasta? E chi l’ha inventata? Quanti formati esistono? Per quanto tempo si può conservare? Queste e tantissime altre domande e curiosità troveranno risposta in questo interessante museo articolato in sezioni, la prima delle quali è dedicata al grano e alla sua coltivazione, con una esposizione di antichi attrezzi utilizzati in agricoltura.

Si passa poi alla macinazione e ai mulini, dai primi a pietra ai più moderni a cilindri. La pasta fresca è il tema della sezione successiva, con una importante collezione di “speronelle”, le classiche rotelle per tagliare la pasta. Passando lungo un corridoio ambientato come se fosse un vecchio essicatoio per spaghetti, si arriva nello spazio dedicato alla ricostruzione di un piccolo pastifico industriale di metà ‘800, che rende immediatamente l’idea delle varie fasi di lavorazione con i macchinari autentici e perfettamente restaurati.

Il percorso, si snoda attraverso macchinari via via sempre più moderni, fino ad arrivare a presentare le tecnologie utilizzate nei grandi pastifici industriali, come quelli di Barilla, leader mondiale del settore, che ha fortemente contribuito alla nascita di questo museo, raccogliendo e amplificando gli sforzi di Ettore Guatelli, un maestro elementare collezionista di vecchi attrezzi per agricoltura e dal quale si è preso spunto per questa importante ideazione. Una parete di trafile, gli strumenti attraverso i quali prendono forma le circa 400 varianti di pasta che quotidianamente arricchiscono i nostri pranzi e, di fronte, i relativi macchinari per il loro utilizzo, ci conducono alla rassegna dedicata alla comunicazione, con locandine e manifesti storici, realizzati anche da importanti artisti, ad una curiosa collezione di scolapasta, alla gastronomia regionale con esempi di abbinamenti ideali tra formato e condimento e, in ultimo, alla pasta nell’arte e nella cultura a completamento di questo itinerario che ci ha condotto per mano nella conoscenza storica, tecnologica e culturale di questo fondamentale alimento con il corollario di video informativi e di fotografie curiose raffiguranti paesi come Gragnano, in provincia di Napoli, famosa fin dal XVI secolo per la produzione di pasta secca, grazie all’acqua cristallina delle sue sorgenti e al microclima ideale composto da sole, vento e corretta umidità.

E se dopo aver visitato il Museo sarete giustamente presi dalla curiosità di verificare di persona come alcuni pugni di chicchi di grano si trasformino in una prelibata vivanda, ecco che al Ristorante della Corte, nello stesso edificio, potrete assaporare con grande soddisfazione la pasta e i prodotti di eccellenza ai quali sono stati dedicati i sei musei del comprensorio parmense per completare con l’olfatto e il gusto il percorso sensoriale correttamente iniziato con la vista, l’udito e il tatto.

 

Museo della Pasta

c/o Corte di Giarola

Str. Giarola, 11

Collecchio (Parma)

Tel. 333 2362839

www.museidelcibo.it

prenotazioni.pasta@museidelcibo.it